Anche nella prossima tornata elettorale del 12 e 13 febbraio per le elezioni regionali si voterà in quasi tutti i comuni all’interno dei plessi scolastici comunali. È così da sempre nei nostri comuni ma durante le fasi più acute della pandemia si era provato ad invertire la tendenza e invitare i comuni ad individuare sedi alternative.

Allo scopo erano stati stanziati anche dei fondi statali, non sufficienti, e che comunque non sono riusciti a cambiare le cose. Se il motivo che ha determinato questi primi tentativi di cambiamento è stata la pandemia c’è anche un tema relativo alla didattica che viene fatto presente dal corpo docente e dai genitori: l’interruzione delle lezioni.

Pubblichiamo a tal proposito la testimonianza di un genitore che cerca di sollevare nuovamente il tema all’indomani della nuova consultazione elettorale che determinerà la chiusura delle scuole nella giornata di lunedì 13 febbraio.


Buongiorno,
sono la mamma di due bambini che frequentano una scuola primaria, e di una figlia che ha frequentato una scuola secondaria fino a 2 anni fa.
Tutti i genitori si lamentano, per l’ennesima volta non ci sono cambiamenti: perché non si adottano soluzioni, anche semplici, per evitare la chiusura di tutti i plessi ad ogni elezione o referendum?
Possibile che nonostante l’art. 23-bis del decreto Sostegni/2021 abbia stanziato 2 milioni di euro in contributi destinati ai Comuni per individuare sedi alternative per l’allestimento dei seggi elettorali, non siano state considerate soluzioni, come l’utilizzo di altri edifici pubblici o semplicemente delle palestre delle scuole in luogo di qualche aula che costringe alla chiusura (addirittura di 2 giorni per le imminenti elezioni regionali) dell’intero edificio e all’interruzione delle attività scolastiche?
Grazie, cordiali saluti,
R. M.